giovedì 25 luglio 2013

CdV Diamond Cameo Portrait 1864

Il brevetto “Diamond Cameo Portrait” non fu presentato per proteggere un particolare procedimento di stampa fotografica, ma un modello di montaggio e presentazione.
L’invenzione è normalmente attribuita a F.R. Window di Londra, ma la registrazione è del giugno 1864 a nome di Window and Bridge.

Diamond Cameo Portrait
by J.H.Clarke, Photographer, Allahbad.
Nicholas Bro.s, 90 Westbourne,
Grove W. & AT MADRAS, E.I.
Diamond Cameo Portrait by
W.E Debenham, 158 Regent St. W.
















La novità, rispetto alle tradizionali “carte de visite”, sta nella soluzione trovata per mostrare insieme quattro piccoli ritratti della medesima persona, con il volto ripreso da varie angolazioni.
Solitamente il soggetto veniva fotografato di fronte, di tre quarti, di profilo a destra ed a sinistra. Tuttavia esistono esemplari di CdV Diamond Cameo in cui la persona posa con e senza un dettaglio di abbigliamento, intento in una particolare azione, oppure inquadrato in modo diverso.

Questo effetto di “scomposizione temporale”, che anticipa per certi versi la fotografia photobooth (strisce di ritratti da chiosco automatico),  si presentò per la prima volta sulla scena della ritrattistica con le riprese multiple su singola lastra, come fece André-Adolphe-Eugène Disdéri nel suo studio parigino. Tuttavia le fotografie di Disdéri venivano poi, di norma, ritagliate e montate su singoli cartoncini CdV.

CdV Diamond Cameo Portrait mount
by J.H. Clarke, Photographer, Allahbad.
CdV mount for Diamond Cameo Portrait
by W.E Debenham, 158 Regent St. W.
Diamond Cameo Portrait by Nocholas Bro.s
90 Westbourne, Grove W. & AT MADRAS, E.I.
















Le Diamond Cameo Portrait organizzano invece nel medesimo ridotto spazio, quattro diverse pose, disposte appunto a diamante, in ovali che misurano ciascuno circa 19x25 mm.
Gli ovali sono impressi in rilievo, con il margine di contorno affondato nel cartoncino di supporto secondario e con la figura rialzata in forma di clipeo (scudo greco), convesso verso l’osservatore. Sul dorso del cartoncino di supporto della Cdv Diamond, si osserva invece la forma concava del punzone che ha prodotto il rilievo.

Per la ripresa fu usata una fotocamera Dallmeyer espressamente progettata per questo impiego, che consentiva di operare su una sola lastra che veniva spostata per ogni singola ripresa. Il procedimento implicava naturalmente l’uso di un'apposita coppia di pressa e un punzone.
Imitazioni del procedimento brevettato, furono realizzate per produrre CdV simili, ma piatte e dunque senza il caratteristico effetto di rilievo.

Gli studi che operavano con la licenza degli inventori, utilizzarono il marchio qui riprodotto.
Marchio dei licenziatari della presentazione
CdV Diamond Cameo Portrait
(1864 by Window and Bridge).

Questo particolare modello di montaggio godette di popolarità per un periodo probabilmente molto limitato nel Regno Unito e nei suoi Territori d'Oltremare, principalmente in Australia e India.
Il fotografo australiano Townsend Duryea, che aveva entusiasticamente iniziato a produrre e pubblicizzare Diamond Cameo nel maggio 1865, già in dicembre poneva in vendita l’attrezzatura completa (macchina Dallmeyer, pressa e punzone).

Il procedimento moltiplicava infatti i tempi di una normale ripresa singola, richiedendo attenzioni e manovre particolari, anche per l’esposizione della lastra.
Il risultato era estremamente elegante, ma i ritratti erano comunque minuscoli rispetto alle tradizionali dimensioni di una piena immagine Cdv.

La qualità ed il maggior costo non permisero probabilmte ai Diamond Cameo Portrait di reggere a lungo la competizione commerciale con una produzione economica più corrente.
Per questo gli esemplari che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni sono piuttosto rari.

Tuttavia questi oggetti fotografici restano a testimoniare la raffinatezza e lo splendore dell’epoca fotografica delle CdV, ricca di soluzioni originali e sofisticate destinate ad un raffinato pubblico borghese.

Illustrazioni: Chiesa-Gosio Collections, Brescia

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