lunedì 16 maggio 2011

Per una storia della fotografia italiana

Tutto sembra già stato detto e scritto, per il solo fatto che un paio di libri di storia della fotografia italiani riportano il medesimo racconto. Prestigiosi nomi di antichi studiosi italiani, a partire dal Rinascimento, vengono uniti a quello di Giovanni Antonio Canal (Canaletto), fino a giungere ai primi sperimentatori italiani della dagherrotipia. Piero Becchetti ha realizzato il primo documentato
elenco degli antichi studi fotografici italiani. Tutto qui.

Le poche pubblicazioni successive hanno offerto, a mio parere, scarsi motivi di approfondimento, richiamando abbondantemente quanto già scritto, oppure valorizzando prevalentemente aspetti estetici e iconografici con abbondanza di illustrazioni.

Isolati tentativi di approfondimento sono stati e vengono condotti da appassionati studiosi in ambito regionale, come l’amico Pierluigi Manzone.

Mi sembra invece che manchi una seria analisi delle specificità tecniche, dei processi adottati e delle migliorie apportate dai pionieri fotografi italiani, delle loro singole caratteristiche espressive e di ambito operativo… insomma di tutte quelle peculiarità che caratterizzano lo sviluppo nazionale di un’arte che non sia considerato semplicemente come successioni di anni d’attività e
indirizzo e numero civico degli studi.

Insomma, a me sembra che ci sia ancora tanto da cercare, osservare, confrontare, condividere…
Comprendo la riservatezza di chi ha investito tempo e risorse per raccogliere anche solo pochi riferimenti locali e non intende regalare i suoi sforzi, disperdendoli al vento dell’anonimato che tende a caratterizzare il web. La mia idea è che il momento della divulgazione collaborativa vada costruito DOPO la pubblicazione formale su carta (libri, riviste… ) dei risultati personali raggiunti, in modo da non mettere in discussione il valore dei singoli contributi individuali.
Questo spazio potrebbe rappresentare proprio questo DOPO, necessario per correlare ed eventualmente coordinare successivi approfondimenti.

Ciò diviene tanto più necessario in seguito alla chiusura degli spazi rappresentati da periodici come "AFT. Rivista di storia e fotografia" e del supplemento "Quaderni di AFT". La sospensione di queste pubblicazioni dovrebbe indurre in qualche considerazione sull’editoria cartacea tradizionale. Ritengo che sia ragionevole ipotizzare nuove forme di informazione e pubblicazione sul web, attraverso tecnologie editoriali e scelte di diffusione appropriate (editoria elettronica PDF con gestione DRM).

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